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Concerto per silenzi

Esposizione collettiva organizzata in occasione della rassegna letteraria Giallo Ferrara (associazione letteraria Gruppo del Tasso) con la collaborazione di EVART – Associazione per l’Arte e la Cultura a cura di Stefano Bonazzi.
Immagine grafica a cura di Silvia Fricchettoni

https://it-it.facebook.com/GialloFerrara
http://www.gruppodeltasso.it
http://evartassociazione.com

Artisti in mostra:
– Stefano Bonazzi
– Fabio Selvatici
– Emiliano Rinaldi
– Virginia Mori
– Eugenio Squarcia
– Matteo Farolfi

1-19 Luglio 2015
Vernissage: 1 Luglio ore 19:00

Porta degli angeli – Ferrara
Rampari di Belfiore 1, in fondo a corso Ercole I d’Este
Tel. 0532 242705 – evartassociazione@gmail.com

Presentazione:
“Volti celati, sfuggenti, emblematici, dark. Album di ricordi assemblati in un delirio d’incomprensioni, figure infantili protagoniste di fiabe che non vorremmo mai esser costretti a dover raccontare ai nostri figli e ancora, fotogrammi di realtà distorte in cui l’unica certezza è l’inquieto saltellare d’un gradiente tra il bianco ed il nero.
Non ci sono sfumature, non ci sono vie di mezzo.
Le opere selezionate a far parte di questa fantomatica orchestra di bizzarrie solcano il labile sentiero del subconscio, calpestandolo a colpi d’inquietudine e mistero: trasudano spruzzi di quotidiano, ma il tutto è avvolto da un alone scuro, apocalittico, irrisolto. La capacità degli artisti qui presenti sta nel creare attesa, nel porre quesiti esistenziali al quale loro stessi non sanno offrire certezze.
L’emblema dell’opera in sé e la sua inequivocabile ambiguità, crea riparo emotivo al soggetto ritratto e a chi lo osserva, ovattandolo nel proprio io, fagocitandolo nel mondo irreale da lui creato come unico appiglio o via di fuga dall’ordinario, è un’ammaliante bugia che suona più o meno così: “ti offro il cupo e l’incerto, ma tutto è circoscritto in un unico fotogramma, finché resti al di fuori della cornice, tu sei salvo”.
Ecco la menzogna.
Se ci soffermiamo ancora un poco ad osservare, già potremmo intuire meglio che gli stessi protagonisti di questi scatti/illustrazioni/incubi materici, in verità non trapelano nessun tipo d’alibi, nessun tratto somatico o espressione del viso a cui potersi aggrappare.
Spesso mascherati o travestiti, deturpati o celati; che si tratti delle ombre sfuggenti degli scatti di Emiliano Rinaldi, della claustrofobica wunderkammer ricreata da Farolfi e Squarcia, delle deflagrazioni materiche di Fabio Selvatici, degli incubi lynchiani di Stefano Bonazzi o delle sadiche bambine di Virginia Mori; essi incarnano la parte buia dell’individuo, quella più silenziosa, appunto.
Quella dove i sussurri, i non detti, i giochi d’ombre, gli stralci di giornale, i cassetti chiusi a chiave e le orecchie tappate a forza, giocando per estenuante accumulo, possono dar vita alla più spaventosa delle sinfonie.”
Stefano Bonazzi

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