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L’abbandonatrice

L abbandonatrice - Romanzo Bonazzi Stefano

Sinossi breve:
Durante l’inaugurazione della sua prima mostra fotografica, Davide riceve una chiamata: Sofia, l’amica di cui aveva perso le tracce anni prima, si è tolta la vita.
Al funerale, Davide conoscerà Diamante, figlio di Sofia. Un sedicenne scontroso e instabile che insieme al dolore si porta appresso un fardello di domande: che relazione c’era tra Davide e Sofia? Perché sua madre è scappata dall’Italia troncando ogni rapporto con amici e famigliari? Perché il suicidio?
Tornato a Bologna insieme a Diamante, Davide si ritroverà a vivere una complicata convivenza a tre che coinvolge anche Oscar, il suo compagno, e grazie alla quale riemergerà la storia di Sofia, colei che lascia per paura di essere lasciata: una storia di abbandoni e di fughe, di silenzi e di madri dai comportamenti irrazionali e inspiegabili.

L’abbandonatrice è un romanzo che racconta gli attacchi di panico e la droga, l’adolescenza e il disagio. Un romanzo sulle responsabilità che ogni scelta comporta e sulla difficoltà ad accettarne le conseguenze, a qualunque età, qualunque ruolo la vita ci abbia riservato.

Link al sito dell’editore: www.fernandel.it

Fernandel – Pagine: 208 – EAN: 9788898605675 – Prezzo: € 15

Rassegna stampa e recensioni:

«Un’amicizia a tre destinata a diventare qualcosa di morboso e ossessivo…» (intervista all’autore, Michele Govoni, «La Nuova Ferrara», 8 novembre 2017)

«L’ansia, le paure, le insicurezze e il perenne senso di competizione di una generazione senza coordinate» (intervista a Stefano Bonazzi, Gaypost.it, 9 novembre 2017)

«Raramente si leggono pagine così autentiche nella rappresentazione delle mille sfumature dei sentimenti: la prosa di Bonazzi incanta e fa bene all’anima» (Gabriele Ottaviani, convenzionali.com, 13 novembre 2017)

«Per me gli altri sono pianeti. Entità orbitanti, ognuna con il proprio ecosistema. Alcuni sono ospitali, altri hanno un’atmosfera in cui è difficile stabilirsi» (Gabriele Ottaviani intervista Stefano Bonazzi, convenzionali.com, 13 novembre 2017)

«Quando l’amore fa paura» (intervista all’autore, Camilla Ghedini, «Il Resto del Carlino», 21 novembre 2017)

L’abbandonatrice ti entra dentro come un pugno e ti lascia come una carezza leggera sulla guancia.” (Lucia Cristiano, Milanonera.com, 25 novembre 2017)

“Davide affronta, Sofia abbandona.” (Lavinia Palmas, Sul romanzo.it, 18 dicembre 2017)

“E’ un romanzo di formazione (o involuzione per qualcuno) che tenta di descrivere come si possa stare a galla quando la vita ti volta le spalle.” (Caterina Bovoli, La Kate dei libri, 14 dicembre 2017)

“Ma è un romanzo che in un certo senso induce alla speranza, perché anche dopo aver toccato il fondo forse qualcosa di buono può sempre capitare…” (Patrizia Debicke, Libro Guerriero, 28 dicembre 2017)

“L’abbandonatrice è una storia dalla forte personalità, che attende insieme ai suoi personaggi di poter cogliere il momento adatto per spiccare il volo. Destinazione? Sconosciuta.” (Federica Belleri, Sugarpulp, 29 dicembre 2017)

“Stefano Bonazzi è molto bravo nel raccontarci qualcosa che va ben al di là della trama del suo L’Abbandonatrice e che è, prima di tutto, il racconto di un’epoca che è, per molti aspetti, l’epoca della sostanza.” (Geraldine Meyer, L’Ottavo, 12 gennaio 2018)

“Perché nessuno ha detto che L’Abbandonatrice segue, forse senza saperlo, una dinamica che ricorda moltissimo ciò che Propp ci ha detto e teorizzato nella sua Morfologia della fiaba.” (Geraldine Meyer, Satisfitcion, 12 gennaio 2018)

“In questo struggente e meraviglioso romanzo l’autore ha presentato tre personaggi problematici, dal passato difficile; animi tormentati e insoddisfatti, menti creative e smarrite.” (Alessandra Micheli, Les Fleurs Du Mal, 15 gennaio 2018)

“E il cuore cede la chiave, la consegna nelle mani di chi sente di poterci essere. Per amore, per ricordo di quella Bologna, fatta di amicizia. Battiti e paure.” (Giorgia Strada, Voglio scrivere di te, 24 gennaio 2018)

“C’è molto in questo romanzo di Stefano Bonazzi che ci racconta di sentimenti, di quelli non scontati, di quelli che graffiano l’anima.” (Laura Bassutti, Parliamo di libri, 2 febbraio 2018)

Intervista radiofonica a cura di Livio Partiti (Il posto delle parole, 3 febbraio 2018)

“Fortunatamente esistono case editrici, e relativi editor, che non epurano lo stile ricco e fiorito dei propri autori, ma, anzi, lo promuovono ritenendo che la variegatura aiuti i lettori nella composizione immaginaria di personaggi e percorsi.” (Elisabetta Guglielmetti, Book Addicted, 7 febbraio 2018)

“L’indelicatezza della generalizzazione.” (Sara Giudice, Flanerì, 8 febbraio 2018)

“Lo stile di Bonazzi è pulito, tendente al lirismo ma avvolgente nella sua pregnanza narrativa: il rimando continuo, dosando racconto a emotività, rimane leggero e sconvolge per la sua delicatezza.” (Gatto Zorba, La stamberga dei Lettori, 13 febbraio 2018)

“L’abbandono è, se volessimo riassumerlo in due parole, un vuoto. Il titolo di questo libro promette e la storia mantiene, iniziando col vuoto e finendo con il vuoto.” (Fabio Pinna, Leggere a colori, 19 febbraio 2018)

“La vicenda tratta dei temi molto duri – la droga, la dipendenza, l’abbandono, la rabbia – e lo stile che ne parla è uno stile tagliente, secco, ruvido che spinge il lettore nel cuore scabroso delle situazioni.” (Enrico Losso, 84 Charing Cross, 28 febbraio 2018)

“Di Bonazzi mi ha sorpreso la capacità di alternare e amalgamare fragilità e ruvidezza espressiva senza che vi sia tra le due un confine definito, in cui diverbi e pensieri affettuosi si avvicendano senza mai eccedere, senza che si sovrappongano.” (Federica Lombardozzi Mattei, Federica Lombardozzi Mattei Blog, 3 Marzo 2018)

“L’abbandonatrice è un libro dove le storie di ciascuno rendono il lettore partecipe al punto da tentarlo ad allungare la mano e toccarli, stringerli, consolarli.” (Amneris Di Cesare, Babette Brown, 9 Marzo 2018)

“E, comunque sia, si trema sempre”: verrebbe voglia di scomodare le lettere di Kafka, il suo impetuoso soffrire e dolersi, la sua paura per ciò che è stato e per ciò che può inesorabilmente essere nel raccontare la storia del Davide Miriani di Bonazzi, una storia fatta di convulsioni, panico e paura – tanta – di non essere mai all’altezza del caso di specie. (Graziano Gala, Centro di Ricerca PENS, 19 Aprile 2018)

“L’autore punta l’attenzione sui giovani, sulla loro visione di vita. Ci ricorda che, per riuscire a vincere i problemi, bisogna assumersene le responsabilità, accettando le conseguenze. Solo così si cresce.” (Linda Bertasi, Passi d’autore, 9 Novembre 2018)

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